Molti studi internazionali riconoscono che l’alta esposizione a internet provoca delle trasformazioni del cervello e del modo in cui lavora, con conseguenze su attenzione, memoria, sonno ma anche sul comportamento alimentare.

Gli storici del futuro diranno probabilmente che la vita degli occidentali nel secondo Novecento differì dalla vita dei loro antenati soprattutto a causa della tecnologia: molti, se non tutti, hanno acquistato un’automobile; molti, se non tutti, hanno cominciato ad avere il telefono in casa (e poi tutti, un cellulare); moltissimi sono cresciuti con la televisione: vedendola prima nei bar, o in casa di qualche parente o amico, poi in casa propria.
Per i nati tra gli anni Cinquanta e i Novanta la televisione è stata una presenza familiare, anzi di più: spesso si passava in compagnia dei personaggi della TV più tempo di quanto se ne passasse insieme ai propri genitori o fratelli. Oggi le cose stanno cambiando, e nelle giornate degli italiani internet sta prendendo il posto della TV.
Internet offre una mole informativa enorme, in modo radicalmente nuovo rispetto alle modalità comunicative tradizionali, il tutto in tempi estremamente brevi. I social media sono diventati negli anni uno degli strumenti di comunicazione più usati e non c’è alcun dubbio che abbiano modificato il modo in cui interagiamo l’uno con l’altro. La generazione degli adolescenti di oggi (ma non solo loro) è totalmente immersa nel mondo virtuale, i social sono diventati il veicolo primario per la condivisione di informazioni.
È per questo che diventa importante comprendere come questa continua “connessione” possa influenzare la visione delle cose e il contatto con il Mondo oltre che la crescita, sia fisiologica che emotiva dei nativi digitali. Infatti ciò sembra non riguardare soltanto adolescenti e adulti in quanto, gli apparecchi portatili (cellulari, tablet, giochi elettronici) hanno aumentato sensibilmente l’accessibilità e l’utilizzo della tecnologia, soprattutto da parte di bambini ancora molto piccoli (Common Sense Media, 2013).
Il “cervello online”
Nell’era di internet abbiamo tutti difficoltà a concentrarci. Sembra un cliché, ma un conto sono le chiacchiere da bar, un conto sono le evidenze scientifiche. A tal proposito è stato appena pubblicato su World Psychiatry uno studio che fa il punto sull’argomento (Firth et all, 2019).

In questo momento stai iniziando a leggere questo articolo online. Ma magari non riuscirai a leggerlo tutto. Nel frattempo qualcuno ti scriverà su Whatsapp, riceverai una notifica di un’email o da Facebook… E accidenti, quel video del gattino con la telecamera lo devi proprio vedere!!!

Gli autori hanno messo insieme i risultati di diverse ricerche nell’ambito della psicologia, psichiatria e neuroimaging. E in effetti sì, la letteratura scientifica pare suggerire che internet possa essere la causa di alterazioni acute e prolungate in specifiche aree cognitive e ciò potrebbe influenzare l’attenzione, i processi legati alla memoria e le interazioni sociali.

«I risultati chiave di questo report sono che gli alti livelli di utilizzo di internet potrebbero in effetti avere un impatto su molte funzioni del cervello – dichiara Joseph Firth, l’autore principale, il quale aggiunge – per esempio, il flusso illimitato di richieste e notifiche da internet ci incoraggia a mantenere costantemente un’attenzione divisa. A sua volta può ridurre la nostra capacità di mantenere la concentrazione su un singolo compito».

 

Nello specifico, è stato dimostrato come le caratteristiche uniche del mondo online possano influenzare:
  1. le capacità di attenzione, poiché il flusso in continua evoluzione di informazioni online incoraggia la nostra attenzione divisa attraverso molteplici fonti di informazione, a spese di una concentrazione sostenuta;
  2. processi di memoria, poiché questa vasta e onnipresente fonte di informazioni online inizia a cambiare il modo in cui recuperiamo, memorizziamo e persino valutiamo la conoscenza;
  3. cognizione sociale, poiché la capacità delle impostazioni sociali online di assomigliare ed evocare i processi sociali del mondo reale crea una nuova interazione tra Internet e le nostre vite sociali, inclusi i nostri concetti di sé e l’autostima.
Nel complesso, le prove disponibili indicano che Internet può produrre alterazioni acute e prolungate in ciascuna di queste aree cognitive, che possono riflettersi in cambiamenti nel cervello. È un’evidenza il fatto che l’accesso ai significati del Mondo sia diverso da un’esperienza più concreta, mediata quindi dal corpo e dai sensi, come storicamente è sempre avvenuto.
A sostegno di questa ipotesi sono citati lavori di neuroimaging (che valutano la struttura cerebrale in vivo) che evidenziano delle modificazioni della sostanza grigia corticale nelle regioni coinvolte in queste funzioni, in soggetti cronicamente esposti a internet.
«Ogni minuto passato davanti a uno schermo sostituisce inevitabilmente un minuto trascorso a dormire o a svolgere attività impegnative dal punto di vista cognitivo – commenta sul Daily Mail il Dott. Eduardo Esteban Bustamante dell’Università dell’Illinois – e nel caso in cui l’utilizzo dei dispositivi elettronici avvenga la sera, questo può anche compromettere in modo preoccupante la qualità del sonno».
Inoltre secondo Russo (2019) vi sono dei collegamenti tra l’uso di social media come Instagram e l’aumento di DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) in adolescenti e persone che utilizzano i social per vedere foto e informazioni sull’aspetto fisico. Le immagini sui social media, molte delle quali sono alterate, giocano un ruolo nel modo in cui si cerca la validazione, spesso legando il proprio valore a quanti “mi piace” e commenti si ricevono.
Internet non va demonizzato
Tuttavia, una priorità emergente per la ricerca futura è determinare gli effetti dell’uso esteso dei media online sullo sviluppo cognitivo nei giovani, ed esaminare come ciò possa differire dagli esiti cognitivi e dall’impatto cerebrale degli usi di Internet negli anziani. Il report rileva però che la stragrande maggioranza della ricerca finora ha esaminato soprattutto gli effetti di internet sul cervello degli adulti. Sono quindi necessari maggiori studi per determinare gli svantaggi ma anche i benefici dell’uso di internet nei giovani. Perché i benefici ci sono.
Gli stessi autori dello studio riconoscono infatti che le app hanno già diversi strumenti che ne limitano e regolano l’uso. «Va comunque tenuto presente che internet può rappresentare anche un’opportunità precisa Zoccoli – Può, per esempio, costituire un’efficace fonte di stimolazione in soggetti anziani con declino cognitivo».
Ad oggi non si può prescindere dalla vita online. Ciò che appare fondamentale è educare i più piccoli (ma non solo) a un uso consapevole, cercando quindi di non cadere nel tranello di pensare e valutare solo ai lati negativi.

Uno studio del 2013 su ragazze tra i 13 e i 15 anni di età ha riscontrato che l’utilizzo costante di Internet e dei social aumenta le difficoltà di accettazione del proprio corpo (Tiggemanni, 2013). Ancora di più, è stata riscontrata l’importanza di esporre immagini del proprio corpo online che risultassero all’altezza della realtà virtuale, aumentando in tal senso il livello di ansia e frustrazione (Meier & Gray, 2014).

Bibliografia
Joseph Firth, John Torous, Brendon Stubbs, Josh A. Firth, Genevieve Z. Steiner, Lee Smith, Mario Alvarez‐Jimenez, John Gleeson, Davy Vancampfort, Christopher J. Armitage, Jerome Sarris, 2019. The “online brain”: how the Internet may be changing our cognition. World Psychiatry. https://doi.org/10.1002/wps.20617
Evelyn P. Meier, MA, and James Gray, PhD. 2014. Facebook Photo Activity Associatedwith Body Image Disturbance in Adolescent Girls. Cyberpsychology,Behavior,Andsocialnetworking. Volume X, Number X, .Doi: 10.1089/Cyber.2013.0305.
Daria Russo, 2019.  Adolescenti, social, alimentazione. Il desiderio di trasformare il corpo. Ordine degi Psicologi del Lazio.
Tiggemann, M. (2013). Media exposure, body dissatisfaction and disordered eating: Television and magazines are not the same! European Eating Disorders Review, 11, 418-430.